IL GIRO DEI COLLI
TERMALI FRA CAPRIOLI, CUCCIOLI DI UOMO E FOTO A GOGO'
Una mattinata
uggiosa, fredda ed umida ci aspetta a Bagni di Lucca per un ulteriore Giro dei
Colli Termali. Il tempo di fare il cartellino e partiamo per un’avventura che
sa di incertezza, di timore reverenziale e di poca fiducia in me stesso. Ma qui
stiamo andando sul percorso dell’anno passato, ed allora? Non dovevamo andare
sulle strade della Controneria? Una frana! Una frana? Qualcosa del genere. Ed
allora cambiamo nel nostro cervello gli obbiettivi, torniamo alla Chiesina di
Sant’Anna, sempre che… perché il “sempre che” è d’obbligo quando ci inoltriamo
in zone boscate e nella fantasia di Renza, del Serafini e degli amici del Bagni di Lucca.
E’ tempo di
assaggiare il duro pane della salita aspra e vera, di mandare l'amico Claudio
per i suoi destini, ascoltando dolci matrone che sproloquiano decidendo ora per
allora che l’anno prossimo “faccio la quattro km, te lo dico io”, e c’è da
crederci sentendo il deciso sibilo di quelle frasi uscire da bocche aspiranti.
Mi sembra che la
salita a Granaiola, in questa valle del Camaione, sia meno dirupata e
impantanata del passato, riconosco sentieri che non ricordo aver fatto lo
scorso anno, sento saluti venire dal dietro di amici de La Galla (abbiamo
perfino Marco, il boss, quest'anno!) ma subito mi sorpassano, guardo giù per il
vallone per trovare un riscontro effettivo nella quota alla sudata fatta e
incontro con lo sguardo una coppia di caprioli che sta salendo allegra. “Marco,
Marco” invoco la sua digitale più del suo sguardo, ma tanto basta a spaventare
gli animali: uno impazzisce e con due balzi ci attraversa la strada, prima
finendo in un prunaio e poi, divincolando il capo ramato da belle corna, ancora
giù attraversando con un poderoso balzo il sentiero sfiorando un podista che
più che ascoltare il fruscio ascoltava il proprio cuore, tanto da dargli un
“leit motiv” per il resto della mattinata “e se mi avesse colpito in pieno?”. A
me rimane come dubbio l'aver separato una coppia che forse si troverà ancora e
vivrà sicuramente il piacere della compagnia e, chissà, dell'amore, ma anche la
possibilità che il ritrovarsi gli possa far rivivere gli attimi di terrore
vissuti tanto da evitarsi.
Ecco Granaiola, il
famoso ristoro con gli Alpini che fanno stretta corona al tavolo giustificati
dall'acquerugiola fredda e noiosa. Evitato l'assembramento e la tentazione si
sale verso la Pieve, il Rifugio Fiori dove non entro per evitare ulteriori
lusinghe e come penitenza mi preparo a salire per il ripido poggio. Una pianta
di camelia mostra gli innumerevoli fiori che hanno perso il passionale rosso
dei petali per sdilinquirsi in un non colore umidiccio e rorido: in questi
luoghi il sole, quando c'è, è caldo, ma quando i venti e l'acqua scendono
dall'Appennino, fanno ricordare come improprie siano certe coltivazioni.
Sento un campanello
suonare, agitato accanto ad un uscio dalla “spensierata” Giuliana con la
richiesta se la colazione era pronta! Dal dietro un uomo rotondo con una pancia
da primato si affaccia in cima ad una scala, dietro un cancelletto, con una
granata con la quale spazza: penso alle strette case, dove tutto è per esseri
segaligni, le scale da fare chinati, gli usci da passare per lato, le finestre
e del come costui possa viverci e non aver paura di rimanerci intrappolato se
solo esagera ancora un poco con il cibo. E le strade che lo menano a casa?
Ciottoli infidi e sdrucciolevoli, erte che richiedono l'arrampicata. Quest'uomo
non è di qui, mi dico, c'è piovuto, ma doveva grandinare quel giorno!
Ma l'impegno chiama
e la solita vecchia strada mi pone i soliti quesiti: dove avrà portato nei
tempi antichi? In quale luogo che si è dissolto nel tempo, quale destinazione e
di quale importanza per meritare una cura così minuziosa per la costruzione?Forse
scendeva nella Val Fegana, ma l'Orrido di Botri? Voltiamo per il Colle
Pianaccio e un gruppo di ragazzi cammina davanti a me. Li stuzzico: “E questi
sono quei ragazzi che oggi alle 4 verranno a cercarli perché non ancora
arrivati?” Come toccare un nido di vespe: sciamano passandomi chi a destra chi
a sinistra urtandosi fra loro, per poi render conto ai loro respiri di pause
che permettevano alla mia corsa arrancante di superarli e poi ancora lo
sciame... Il Perotti domanda “che ci fate qui? Invece di essere a giocare con
la Play Station...” ed un moretto tutto riccioli risponde che “... appena
arrivo a casa...” , e Fabrizio (il Perotti, sempre lui) in vena di patetiche
frasi; “Quando andrete a casa date un bacio ai vostri babbi e ditegli...” Una
ragazzina risvegliandosi dai propri problemi “Ma che dice quello là?” “Niente,
niente, ciao”
Si sale verso Monti
di Villa, a sinistra cerco Tereglio e Vitiana che anche quest'anno ci aspettano
fra le nebbie piovose. Al romitorio della Croce un giovane si scalda ad un fuoco e distribuisce
complimenti per un bel cane che sembra un labrador. L'amico di Fabrizio con una
canottiera cotone mezze maniche di Colognora (quelli si che sono uomini, mica
io con maglioncino tirato fino al sottogola!) continua a fotografare anche i
bei cartelli dell'organizzazione che oltre al luogo indicano l'altitudine
(addirittura quella minima e quella massima del posto!).
Il ristoro fa da
preludio al certo per l'incerto: scendo per la venti o salgo alla Chiesetta di
Montefegatesi? Ricordo i fasti passati e mi illudo, andando a diritto. Su di un
sentiero troviamo i fiori che nei giorni passati di tiepido sole sono
sbocciati, guardo avanti e vedo Prato Fiorito ballonzolarmi davanti avvolto nei
veli della pioggia (saranno sette? mi domando) e ogni tanto mi accorgo che
qualcosa la montagna, amante spudorata, si è tolta, tanto da vederla netta con
tutti i suoi alberi nudi alla curva dalla quale si scorge la Chiesetta di
Sant'Anna. Montefegatesi è dietro quei castagni e se ne intravedono le case
arroccate e montane. Il Rondinaio non è coperto di neve ed io avrei giurato di
si, sentendo l'aria fredda che “sapeva di neve”. Un foto con il mitico Toschi,
un biscotto che mi giurano “fatto da un forno di Bagni di Lucca” ed io che
speravo dall'Angiolina di Montefegatesi! Fabrizio insiste nelle foto, ma il
passo suo e dell'amico di Colognora è esuberante e mi lasciano per via.
Ora è quasi tutta
discesa, infida per le molte foglie secche di castagno, per le pietre bagnate e
sdrucciolevoli fra l'erba, ma è pur sempre discesa. Fausto si impegna fra le
foglie di castagno, insieme al suo gruppo. Torno a Monti di Villa e da dietro a
un ristoro sbucano il Perotti e l'amico che si meravigliano di vedermi, (ancora
tu! Ma non dovevamo vederci più?)e giù foto a gogò. Al Rifugio Fiori i miei
compagni si lasciano tentare da un'indagine conoscitiva di una porchetta
trovata arrostita al punto giusto e con un pugnale nel petto. Non li vedrò più:
forse l'indagine era meno semplice del previsto!
Ormai ci attendono
Granaiola e i resti del ristoro degli Alpini, mentre mi meravigliano nel grigio
della mattinata i bianchi delle mille piante di ciliegio che incontro per
strada e la vicinanza della statale del Brennero oltre la Lima. Scendo con la
consapevolezza che l'arrivo è vicino e con la intima soddisfazione di aver
fatto il Giro ancora una volta.
Preoccupato dei
compagni che mi aspettano in macchina e dei loro rimproveri, me ne vado senza ringraziare gli amici di Bagni di
Lucca, ma spero nella loro
comprensione.
A casa, dopo, mi
incuriosiscono i dati del gps: percorso 22,3 - altitudine partenza mt.115 -
massima raggiunta mt.787 - dislivello totale mt. 1562.
Impegnativa, non
c'è che dire!
Andrea Bartalesi